Liberati i marinai in Somalia, e i Marò?

Che una nave italiana sia stata liberata dal sequestro dei pirati somali, come notizia, è decisamente buona. In astratto si può dunque comprendere l’esultanza del capo della Farnesina, Giulio Maria Terzi di Sant’Agata – “Un successo della diplomazia”, ha detto ieri – incaricato di diffondere il lieto fine fra i pianti di gioia dei famigliari di sei sfortunati marinai dell’equipaggio. Le cose cominciano a cambiare di segno laddove si vada a guardare nel dettaglio l’operato, e i risultati, della tanto lodata iniziativa diplomatica del nostro ministero degli Esteri.
8 AGO 20
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Che una nave italiana sia stata liberata dal sequestro dei pirati somali, come notizia, è decisamente buona. In astratto si può dunque comprendere l’esultanza del capo della Farnesina, Giulio Maria Terzi di Sant’Agata – “Un successo della diplomazia”, ha detto ieri – incaricato di diffondere il lieto fine fra i pianti di gioia dei famigliari di sei sfortunati marinai dell’equipaggio. Le cose cominciano a cambiare di segno laddove si vada a guardare nel dettaglio l’operato, e i risultati, della tanto lodata iniziativa diplomatica del nostro ministero degli Esteri. Tanto per cominciare, la nave in questione era stata assalita il 27 dicembre del 2011, nel mare d’Arabia: quattro mesi di cattività, peraltro in un luogo noto e non così difficilmente raggiungibile, sembrano un po’ troppi per cedere adesso all’esercizio autoencomiastico. L’incolumità dei nostri connazionali di regola fa premio su tutto, ci mancherebbe altro. Ma l’impressione è che i tempi della Farnesina non sempre corrispondano alle necessità oggettive di ripristinare con sveltezza i diritti fondamentali degli italiani incorsi in spiacevoli rovesci fuori dai confini. E arriviamo così al punto centrale della riflessione.
Una volta svaporata l’eco degli applausi per l’operazione somala, resta in piedi l’interrogativo che circonda la sorte dei nostri Marò incresciosamente reclusi nella prigione di uno staterello indiano ad alto tasso di tolleranza verso i pirati, sotto l’accusa di omicidio e in attesa di un processo nient’affatto garantito sotto il profilo delle regole di giustizia internazionale. Quanti mesi dovranno passare perché il ministro Terzi annunci un altro lieto fine autocelebrativo?
Su questo caso, e non lo scriviamo per la prima volta, la linea di condotta della Farnesina è risultata da subito fin troppo lenta, esitante e con evitabili punte di reticenza (vedi il silenzio stampa imposto immediatamente alla nostra ambasciata in India). Il risultato è a oggi negativo, la prospettiva incerta, le vie d’azione sempre più esili. Oltretutto un atteggiamento muscolare che impegni con coraggio il governo italiano, una volta scartato programmaticamente all’inizio della contorta vicenda, sarebbe adesso più difficile da giustificare. Comunque è sempre meglio osare che affidarsi all’inerzia. Felici se verremo smentiti in un baleno, tanto dovevamo al ministro e ai Marò.